Mentre gli Stati Uniti si preparano alle elezioni di metà mandato, si sono intensificati i dibattiti sul fatto che professori e organizzazioni accademiche debbano impegnarsi in politica. In un articolo di opinione pubblicato da Inside Higher Ed, John K. Wilson sostiene che l’espressione politica è centrale per la libertà accademica, anziché costituirne un’eccezione.

Wilson richiama le critiche rivolte all’American Association of University Professors dopo che l’organizzazione ha appoggiato candidati politici per la prima volta nella sua storia centenaria. Sostiene che l’organizzazione abbia la responsabilità di opporsi ai politici e alle leggi che minacciano la libertà accademica, affermando che gli endorsement politici possono rappresentare un’espressione diretta dei suoi principi fondamentali.

L’articolo mette inoltre in discussione l’idea che la libertà accademica esista esclusivamente per proteggere la ricerca dalla politica. Wilson cita Tammi Rossman-Benjamin, direttrice dell’AMCHA Initiative, che ha criticato gli endorsement dell’AAUP e il rapporto della Middle East Studies Association su quasi 200 presunti casi di ritorsioni contro dipendenti universitari per discorsi e attivismo filopalestinesi, la maggior parte dei quali al di fuori dell’aula.

Secondo Wilson, proteggere la ricerca richiede di difendere la capacità degli studiosi di esprimere idee politiche senza subire ritorsioni. Sostiene che la libertà accademica non preveda alcuna eccezione per l’attivismo politico e che sia stata storicamente utilizzata per proteggere professori le cui opinioni erano impopolari presso chi deteneva il potere.

L’articolo riconduce questo principio a diversi casi storici. Nel 1894, l’Università del Wisconsin difese il diritto di Richard Ely a esprimere opinioni a sostegno del movimento operaio e a insegnare il socialismo. Wilson cita inoltre i licenziamenti di Edward Bemis dall’Università di Chicago, di Edward Ross dalla Stanford University e di Scott Nearing dall’Università della Pennsylvania. A suo dire, questi casi influenzarono la Declaration of Principles dell’AAUP del 1915, che estese la libertà accademica oltre l’insegnamento e la ricerca, includendovi l’espressione politica controversa al di fuori dell’aula.

Wilson critica inoltre i tentativi di contestare la ricerca “politica”, comprese le domande poste in una lettera del 3 agosto associata all’iniziativa Compact 2.0 dell’amministrazione Trump. La lettera chiedeva agli atenei come avrebbero promosso il pluralismo intellettuale, affrontato lo squilibrio ideologico e garantito che la ricerca rimanesse concentrata sul progresso della conoscenza.

L’autore sostiene che gli obiettivi politici e sociali non siano intrinsecamente contrari alla ricerca. Afferma che le università dovrebbero incoraggiare il pluralismo intellettuale, respingendo al contempo i tentativi di amministratori o funzionari governativi di determinare quali prospettive politiche o sociali siano legittime. Secondo la sua prospettiva, gli sforzi per reprimere le idee politiche minacciano la libertà accademica, la diversità intellettuale e la neutralità istituzionale.

Fonti: Inside Higher Ed.